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         Riandando col pensiero al sentimento di stupore e di ammirazione che destava in me,
      suo quasi coetaneo, l'intelligenza di Enrico, mi domando se ho mai pronunciato a suo
      riguardo la parola "genio".
         Probabilmente no, perché per un comune ragazzo, e forse anche per molti adulti,
      questa parola si associa non tanto a una qualità della mente quanto alla figura sociale di
      un personaggio anziano, celebre e inaccessibile. La qualità della mente, che mi stupiva
      nel mio giovane amico, era un fenomeno troppo nuovo per me perché potessi dargli un
      nome.
         Terminati gli studi liceali, Fermi concorse per entrare alla Scuola Normale Superiore
      di Pisa, e vinse brillantemente il concorso. Si trasferì quindi a Pisa e si iscrisse a questa
      Università nell'autunno del 1918.
         Benché seguisse lodevolmente i corsi e le esercitazioni, la maggior parte del suo stu-
      dio si svolgeva, come sempre, su argomenti da lui scelti indipendentemente dagli obbli-
      ghi scolastici. Mi scriveva, per esempio, nel febbraio 1919, cioè durante il II anno di
      Università.
         " ... siccome ho quasi nulla da fare per scuola, e molti libri a mia disposizione, io sto
      cercando di allargare le mie cognizioni di fisica matematica, e cercherò di fare lo stesso
      per quelle di matematica" .
         L'anno dopo mi scriveva:
         "I miei studi vanno benissimo, perché della chimica inorganica me ne sono liberato,
      e la chimica organica ho deciso di studiarla a scuola". Studiarla a scuola era tutto ciò
      che poteva fare per una materia che non gli era simpatica (e difatti quell'esame, insieme
      a quello di preparazioni chimiche, furono i soli della sua carriera scolastica in cui ebbe
      soltanto 30, senza lode). ella stessa lettera aggiungeva che nell'Istituto Fisico stava
      acquistando un certo prestigio e che doveva tenere, davanti a diversi professori, una
      conferenza sulla teoria dei quanti (allora quasi sconosciuta in Italia) della quale era un
      grande propagandista.
         Luigi Puccianti, allora direttore dell'Istituto Fisico di Pisa, da uomo nobile e mode-
      sto quale era, non esitò a concedere all'eccezionale allievo un trattamento eccezionale,
      e a considerarlo, più che uno scolaro, un amico, a cui non si vergognava di chiedere
      spiegazioni, e anche lezioni, sugli argomenti più attuali della fisica.
         Durante gli anni in cui era studente a Pisa, Fermi pubblicò i suoi primi lavori. Erano
      note di carattere teorico su problemi di elettromagnetismo e di relatività assai attuali in
      quell'epoca. Queste pubblicazioni erano, si può dire, un sottoprodotto del suo intenso
      studio diretto ad allargare le sue cognizioni di fisica. Difatti il suo metodo per studiare un
      libro è sempre consistito, essenzialmente, nel prendere dal libro solo i dati del problema
      o i risultati dell'esperienza, rielaborarseli da sè, e confrontare alla fine le sue conclusioni
      con quelle dell' Autore. In questo lavoro gli veniva fatto talvolta di scorgere e risolvere
      problemi nuovi, o addirittura di rettificare una soluzione errata, anche se generalmente
      accettata. E così nacquero le sue prime pubblicazioni.
         Questa attività scientifica, così insolita in uno studente, non gli impedì tuttavia di
      partecipare alla vita goliardica di Pisa con qualche innocua ragazzata, e di esercitare,
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